sabato 27 febbraio 2010

2. Quando l'ho letto?


  • Titolo Scacco al tempo
  • Autore Fritz Leiber
  • Editore Mondadori Urania, con la copertina di Karel Thole
  • Trama Carr MacKay, impiegato trentenne poco ambizioso e routinario ma con fidanzata bella e ambiziosissima, cerca di ignorare il senso di futilità e di estraneità alla vita quotidiana; sempre più spesso ha l'impressione di non conoscere la propria parte nella recita e che le persone che frequenta, fidanzata compresa, recitino non come attori consapevoli ma come automi. Un giorno incontra una ragazza che, proprio com'è accaduto a lui, si è risvegliata in un mondo cieco che gira a vuoto come una vecchia giostra. Insieme scopriranno di non essere gli unici "svegli": altri come loro, ma più cinici e spietati, vagano in gruppo per le città, giocando con i destini degli umani immemori.
  • Emozioni L'ho letto nella mia casa di adulta, condivisa con il compagno che ora è mio marito; Ero da poco docente di ruolo e lavoravo gratis all'università. il tema filosofico, i paesaggi notturni, le scogliere di cemento affacciate su un mare di auto, gli interni pieni di ombre gotiche, la sensazione, subito riconosciuta e familiare, di vuoto e solitudine sono intrecciate alle altre letture di quei giorni: Lo squalificato (Osamu Dazai) La bestia nella giungla (Henry James), C'è del marcio in Vernon Street (David Goodis).
  • Allora ascoltavo i Depesche mode (Black Celebration), Peter Gabriel (Sledgehammer), i Queen (Who wants to live forever), Dave Stewart e Annie Lennox (When tomorrow comes). I Clash e i Weather Report si stavano sciogliendo.
  • Era il 1986 del secondo governo Craxi. Chernobyl ci era appena piovuto addosso e andare al supermercato significava leggere sulle etichette la provenienza di latte e verdura.


venerdì 19 febbraio 2010

Da autrice ad autrice

Negli ultimi anni mi è capitato diverse volte di presentare un libro dialogando insieme all'autore/autrice del testo. Farlo mi dà sempre soddisfazione, sia perché mi spinge a (ri)leggere un'opera che ho apprezzato e a spiegarne i motivi ad altri lettori potenziali, sia perché mi dà l'opportunità di entrare in sintonia con chi l'ha scritta e di porre direttamente le mie domande da lettore. Nelle presentazioni migliori, poi, si crea un bel rapporto a due aperto al pubblico e tutti insieme si partecipa all'impresa di comprendere e comunicare.
Con Consolata Lanza il dialogo sulla scrittura dura da diversi suoi libri e spero continui per molti altri.

Ma l'altro ieri (18 febbraio 2010 ore 17,30 Salone dell’Antico Macello di Po Via Matteo Pescatore 7) nell'incontro "Autrice presenta autrice", ho debuttato nel ruolo per me inedito di autrice. A turno, Consolata e io abbiamo presentato ognuna il romanzo dell'altra: io il suo Lei coltiva fiori bianchi e lei il mio Sarà ieri.
Inutile dire che nel ruolo di presentatrice mi sono divertita come sempre, e che parlare di Lei coltiva fiori bianchi, un romanzo che mi ha tenuto compagnia in momenti buoni e meno buoni di questi ultimi due anni, mi ha dato un rinnovato piacere. Parlare in pubblico di ciò che scrivo, invece, è stato… Be' davvero strano. Bello, e coinvolgente senza schermi, in un modo che ancora non mi era accaduto di provare.
È stata un'esperienza importante e grazie alla disponibilità di tutti l'ho vissuta nel migliori dei modi.

Così sono qui per ringraziare:
- Consolata per le molteplici letture che hanno valorizzato il mio testo, scoprendone più livelli , e per avermi aiutato a "vederli".
- Il pubblico per avermi ascoltato nella nostra doppia veste di autrice-presentatrice.
- Laura Cavagnero per l'idea della presentazione a due e, insieme alla Casa delle Donne di Torino, per aver organizzato l'evento con amichevole ospitalità.
- L'arpista Daniela Vendemiati per la musica e per la chiacchierata.
- Claudia Manselli per la lettura e per il dialogo avviato.
-Morgana Citi per le letture ad alta voce e per tutte quelle attente e partecipate al manoscritto.

lunedì 15 febbraio 2010

Una rete di parole


Ieri – leggendo un intervento di Massimo Citi dedicato a libri non nuovi (ovvero LNN) che verrà pubblicato sul prossimo LibriNuovi 52 (a giorni in tipografia) – ho pensato a quante nostre letture siano saldamente legate a un periodo della vita, tanto che rileggerle significa tornare a quei momenti, riprovare le medesime emozioni, sentire ancora quei profumi ed essere nuovamente immersi nelle luci di allora. Qualche romanzo mi riporta il suono del ruscelletto del giardino roccioso del Valentino: ci andavo con mia figlia di pochi mesi perché lei, circondata da quello scroscio gentile, immancabilmente si addormentava nel suo passeggino e io potevo leggere tranquilla: una mano reggeva il volume, l'altra era impegnata a cullarla piano piano. Altri titoli mi restituiscono il calore quasi insostenibile del terrazzo di casa mia, l'estate dei miei diciotto anni (fingevo di studiare per la maturità e intanto prendevo la tintarella)…
Ricordi importanti solo per me. è vero… Ma in fondo chi scrive e chi parla di libri, non fa altro che tirare continuamente in ballo i propri ricordi. Quindi, perché non concedermi qualche sguardo al passato?
Quando l'ho letto? Potrebbe diventare un breve tormentone del mio blog e forse, se saprò essere breve e convincente, potrebbe suscitare in qualcun altro la curiosità di leggere.

1. Quando l'ho letto?

  • Titolo Willy il cieco (in Cuori in Atlantide).
  • Autore Stephen King
  • Pubblicato in Italia Sperling & Kupfer 2000. In commercio.
  • Trama doppia vita di un reduce del Vietnam: Bill il marito benestante e ospite impeccabile/Willy il reduce che campa di elemosine facendo leva sulla cattiva coscienza dei compatrioti, condannandosi a lunghe ore di immobile e finta cecità.
  • Emozioni: L'ho letto per LN, a casa in poltrona o camminando per la città. L'ho subito amato, vinta dalla lucida volontà di espiazione del personaggio. Ho invidiato King, avrei voluto averlo scritto io.
  • Allora ascoltavo Radiohead (Kid A) Capossela (Canzoni a manovella) Moby (Play) Skunk Anansie (Post orgasmic chill), R.E.M. (Up), Red Hot Chili Peppers (Californication). E Ligabue (Una vita da mediano), Chemical Brothers e musica barocca.
  • C'era ancora la vecchia lira, Papi era - ancora per poco - all'opposizione, di lì a qualche mese Bush avrebbe vinto in maniera fraudolenta contro Al Gore

domenica 14 febbraio 2010

Anche il dado Liebig ha fatto la storia

Sono in arretrato con un sacco di cose. Una breve mail della mia amica Francesca mi ha aperto gli occhi sul fatto che così non si fa. Non si usa il blog come bacheca occasionale, non si sparisce per mesi, non si rimandano all'infinito le occasioni di post che ci parevano promettenti.
Quindi cerco di portarmi in pari con le cose in sospeso. Questa è la prima e risale a tempi che qualunque blogger decente considera preistorici: ottobre scorso, figurarsi. Ma da qualche parte devo pur cominciare. Questo post era già bello pronto in bozze e fortunatamente l'argomento, proprio come i dadi da brodo, ha un periodo di scadenza molto lungo.
A ottobre, dunque, in un sabato mattina miracolosamente libero da impegni, ho partecipato a una delle iniziative organizzate da Libri e Culture, un'associazione culturale nata per volontà di librai indipendenti, editori, bibliotecari e altri «lavoratori del libro» della Circoscrizione Otto di Torino.
Si trattava di una tavola rotonda dedicata a "Cibo, ieri oggi e domani", con la partecipazione degli storici medievisti Paolo Denicolai e Ugo Gherner, di Bruno Broveri ed Eric Vassallo di Slow food Piemonte e Valle d'Aosta, del medico nutrizionista Bianca Bianchini e del giornalista di Repubblica Luca Iaccarino in veste di moderatore. Luogo dell'incontro la Sala baronale del Borgo Medievale torinese, uno spazio accogliente e suggestivo (piacevolmente fasullo cme tutto il Borgo ma impeccabilmente verosimile), illuminato di taglio da un bel sole autunnale e doverosamente freddo come di sicuro erano i saloni medievali.
Poiché mi sono divertita a sentire parlare del cibo – presenza costante della nostra esistenza, usato, abusato e spesso iniquamente distribuito – in maniera non banale, cercherò di condividere con chi mi legge gli spunti più interessanti, rammaricandomi che il pubblico fosse interessato ma ahimé troppo scarso.
Riassumo di seguito i temi toccati - senza pretese di esaustività e con la modesta competenza di una semplice curiosa che ha letto qualche altro saggio – fidando che i relatori, se mai mi leggeranno mi scuseranno per aver citato le loro parole in modo approssimativo (ma spero non distorto).
Contributo di UGO GHERNER
Date salienti della storia dell'alimentazione umana
1) Paleolitico ---> la scoperta del fuoco
2) Mesolitico ---> la scoperta delle prime tecniche di conservazione del cibo
3) Neolitico ---> lo sviluppo dell'agricoltura e della domesticazione degli animali
4) XIV sec. ---> disponibilità su larga scala di risorse naturali e di animali da carne (con il calo demografico dovuto alle grandi epidemie di peste in Europa tornano disponibili vaste aree di incolto e pascolo prima destinate alla produzione cerealicola)
5) XVIII sec.---> rivoluzione industriale (e quindi anche nuove tecnologie di produzione e conservazione)
6) XIX sec. ---> scoperta delle tecniche della refrigerazione.
7) ultima parte XX sec. ---> globalizzazione alimentare (mia aggiunta)
A tutto ciò si aggiunge - a partire dal XVII sec. - l'imposizione (nei paesi non mediterranei, soprattutto) delle colture del mais e della patata da parte del potere politico e dei latifondisti L'esaltazione del consumo di mais porterà alla pellagra, la monocoltura di uno o di poche varietà di patata causerà, ad esempio in Irlanda, le carestie dovute alla diffusione della peronospora e l'immigrazione irlandesi negli Stati Uniti.
Contributo di PAOLO DENICOLAI
Il confronto tra la cucina del passato e quella del presente evidenzia come l'alimentazione sia influenzata in maniera complessa da un gran numero di elementi: gusto, condizioni politiche ed economiche, cultura, credenze sanitarie, grandi differenze a livello locale, capacità imprenditoriali dei produttori ecc.).
Qualche esempio:
- nell'Inghilterra dei secoli passati si consumava molto zucchero importato dalle colonie;
- nell'Andalusia sottomessa dai Mori si diffuse l'abitudine di consumare riso e melanzane; nella vicina Catalogna (rimasta in mano ai cristiani) questi cibi, aborriti in quanto appartenenti ai nemici, si diffusero soltanto dopo la cacciata dei Mori.
- Nel basso Medioevo italiano, le classi abbienti erano affascinate dai cibi esotici che, a causa della rarità e del prezzo molto alto, erano considerati come un marchio di status e un segno di distinzione rispetto alle classi povere. Oggi, invece, sono soprattutto le classi più abbienti e più colte a mostrare apprezzamento per i prodotti «poveri» e locali. Allora come oggi, infine, si era molto interessati alla presentazione dei piatti e alla contaminazione dei sapori.
Contributo di ERIC VASSALLO
Nel secolo XX vi è stato un rapporto significativo tra i Regimi e l'alimentazione.
Autarchicamente i regimi difendono i propri cibi, sono conservatori, ma anche insospettabilmente attenti alle novità: nell'Italia fascista, ad esempio, si diffondono i primi elementi di «cucina veloce», legata in particolare a due marchi: LIEBIG (i dadi per fare il brodo in fretta) e BERTOLINI (lievitazione veloce). In entrambi i casi il target è sempre la donna, la cuoca di ogni giorno. Anche lo scatolame e le conserve industriali sono ben precedenti agli anni Sessanta.
Il regime fascista, inoltre, fa molto per accreditare il riso come prodotto italiano.
Per quanto riguarda il passato europeo, invece, non bisogna dimenticare i cambiamenti apportati alle abitudini alimentari dalla presenza araba e dai prodotti dell'agricoltura precolombiana.
Contributo di BRUNO BOVERI
Nel dibattito globalizzazione-localismo, si è inserito da alcuni anni il tema dei «prodotti a chilometri zero».
Non si tratta soltanto di favorire il prodotto locale o di scegliere la qualità (verdure e ortaggi di stagione maturati in maniera naturale e non raccolti ancora verdi ecc.) Il vero problema è il costo: 1) ambientale di un consumo che prevede il trasporto di alimenti attraverso mezzo mondo; 2) economico sostenuto dalla collettività per rimediare ai danni ambientali; 3) economico rappresentato dal sostegno statale ai contadini che non riescono più a vendere i loro prodotti sul mercato locale.

Bianca Bianchini ha concluso sottolineando l'importanza di un'alimentazione variata e attenta alle nuove proposte fornite dal confronto di culture ed etnie.
Argomenti degni di riflessione, come dicevo, ma che hanno scatenato le mie manie classificatorie da insegnante di scienze. Vediamo.
Considerando che sono caffè-dipendente, che in cucina che faccio un uso moderato di spezie esotiche, che il mio menù ideale è a base di pesce, riso, pomodori, melanzane (anche in un unico piatto, tipo una bella paella o un contaminatissimo nasi goreng), pane, vino (pochissimo) e derivati del latte (yogurt, formaggi freschi), che quando mangio da sola non disdegno la cucina veloce e che amo sconsideratamente le mele, come mi devo considerare? Filoaraba e snob-medievale? colonialista ma autarchica? tradizionalista ma amante delle contaminazioni? E soprattutto sarò a chilometri zero o ecodispendiosa? Mah.
Forse dovrei mettere maggior attenzione nel fare la spesa. Ma così, stufi fin da ora di aspettarmi mentre io vago tra gli scaffali, marito e figlia mi sperderanno definitivamente al supermercato e correranno a casa a cucinarsi un bel pranzetto per due.