sabato 24 luglio 2021

Amazon: lo spreco è solo un altro modo di fare soldi

Le informazioni di questo post sono in parte reperibili su un articolo firmato da Paris Marx, riportato da «Internazionale»1 e pubblicato anche sulla rivista socialista britannica «Tribune»2.

Le prime righe dell’articolo riguardano il Prime day 2021 di Amazon:

 

Mentre i mezzi d’informazione hanno regalato al monopolista del commercio elettronico mondiale una valanga di pubblicità gratis […] il canale britannico Itv News ha mandato in onda un servizio che ha spinto il pubblico a pensarci due volte prima di abbandonarsi al consumismo.

 

Che cosa si può dire di peggio su Amazon, dopo che è diventato di dominio pubblico il trattamento ignobile riservato al personale, soprattutto ai fattorini che consegnanoi pacchi? 

Eppure, c’è di peggio.

 

Stoccaggio o discarica?

 

 

Il centro logistico Amazon di Dunfermline, in Scozia,  distrugge  ogni anno milioni di prodotti invenduti. Spesso nemmeno estratti dall’imballaggio.
Secondo le fonti di Itv News3, l’obiettivo del magazzino scozzese è:

… distruggere almeno 130.000 oggetti ogni settimana. 
Da documenti interni risulta che in sette giorni sono stati consegnati per lo smaltimento 124.000 prodotti mentre solo 28.000 sono andati in donazione. 200.000 oggetti sono stati distrutti in poche settimane, circa il 50% erano prodotti restituiti – spesso in buone condizioni – e il resto erano prodotti nuovi: aspirapolvere,  ventilatori Dyson, computer MacBook o iPad. Itv News mostra anche un filmato effettuato sotto copertura che testimonia le dimensioni del processo di eliminazione.

E dove vengono smaltiti questi rifiuti? Alcuni negli impianti per il riciclo, ma la maggior parte in discarica.

Oltre a Dunfermline ci sono altri 23 centri logistici di Amazon nel Regno Unito e in tutto il mondo i magazzini di Amazon sono almeno 175… Ma Amazon ne sta costruendo altri, per capitalizzare l’aumento delle vendite durante la pandemia.
Prima di Itv News, la rete francese Rtl ha rivelato che, in Francia, Amazon ha fatto sparire oltre tre milioni di prodotti nel solo 2018: libri, set Lego di gran prezzo, televisori Lg ancora imballati. Perfino le confezioni di pannolini, che per molte famiglie sono un onere inevitabile4.

Anche l’emittente pubblica tedesca Das Erste ha pubblicato un’inchiesta di Greenpeace relativa al centro di Winsen (Bassa Sassonia)5

Riporto di seguito la traduzione del testo pubblicato da Das Erste (per la traduzione ho usato i traduttori di Reverso e Google e la revisione finale del germanofilo di famiglia: mio marito).

 

La ricerca di Greenpeace mostra che Amazon distrugge prodotti nuovi

Amburgo, 20 maggio 2021 – I filmati di un ricercatore di Greenpeace mostrano che Amazon sta smistando le merci invendute per la distruzione.

Nella sede di Winsen, i prodotti nella loro confezione originale vengono pre-smistati per la distruzione in otto postazioni di lavoro che Amazon chiama "stazioni di distruzione". In questo modo, Amazon smaltisce almeno un camion di merce invenduta ogni settimana in un solo luogo, dalle magliette ai libri agli elettrodomestici nuovi di zecca. Ciò accade anche se nel 2020 è entrata in vigore una legge proprio contro questa forma di spreco di risorse: il cosiddetto obbligo di custodia ha lo scopo di impedire che i beni integri vengano distrutti. Ma finora l’obbligo di custodia non è stato né attuato né monitorato dalle autorità.

"Amazon si basa esclusivamente su vendite rapide e quindi considera lo spazio sullo scaffale più importante del prodotto in esso contenuto: uno spreco di risorse dannoso per il clima!"

Dice Viola Wohlgemuth, esperta di Greenpeace nel settore consumatori.

Già alla fine del 2019, Greenpeace ha documentato per la prima volta quali nuovi beni venivano regolarmente gettati via a Winsen. La rivelazione ha contribuito a far sì che nel 2020 il Bundestag introducesse nuove regole nell'ambito di una riforma della legge sulla economia circolare: secondo il testo della legge, per i rivenditori l’obbligo di custodia prevede che “nella vendita dei prodotti, anche in relazione al loro ritiro o restituzione, sia mantenuta la loro idoneità e che non diventino rifiuti”.

Amazon ha pianificato di aggirare la legge sull'economia circolare
Amazon sfrutta il fatto che attualmente non esist una normativa sull’obbligo di custodia, motivo per il quale non vengono imposte sanzioni. E il gruppo si sta già preparando al fatto che, per legge, alle società di smaltimento rifiuti sia consentito solo il ritiro della merce rotta.

Greenpeace è a conoscenza del fatto che, in futuro, Amazon avesse intenzione di tagliare magliette nella loro confezione originale prima di farle gettare nel bidone della spazzatura. È già stato effettuato un test in cui i tessuti sono stati distrutti con le forbici.

“Amazon stava già pianificando di aggirare una legge prima ancora che il Dipartimento per l'Ambiente riuscisse ad applicarla! Il ministro federale dell'ambiente Svenja Schulze deve agire, perché proteggere le risorse è protezione del clima! – dice Wohlgemuth – La distruzione di nuovi beni deve diventare un reato durante questa legislatura!”

Un ricercatore di Greenpeace ha lavorato per diverse settimane come impiegato nel centro logistico di Amazon a Winsen per la divulgazione e ha documentato i processi. La rivista «Panorama», alla quale Greenpeace ha preventivamente messo a disposizione le riprese e le informazioni del film, ne parlerà questa sera alle 21:45 su ARD.

 

Assurdo! Perché mai sciupare tutta questa merce in ottimo stato? Ma non è assurdo, come spiega l'articolo di Télérama4. Il settimanale culturale francese, riprende un’intervista del magazine «Capital» a Alma Dufour, dell’ONG Les Amis de la Terre [Traduzione mia]:

 

«Capital»: Com’è possibile distruggere prodotti nuovi?

A. Dufour: Perché non è illegale! È la stessa logica economica dell'obsolescenza programmata, che spinge a rinnovare costantemente produzione e consumo. Amazon rappresenta il volto visibile, il supersimbolo di questo folle sistema di sovrapproduzione e sovraconsumo che, come si vede negli altri report di questo numero di Capital, riguarda anche la stragrande maggioranza dell'industria tessile o dell'e-commerce, e rafforza il cambiamento climatico e l’esaurimento delle risorse. Ma Amazon spinge il modello ancora oltre! Il suo scopo è stabilire monopoli ed essere il primo in tutti i mercati in cui opera, in particolare la distribuzione. Come? Intraprendendo una guerra dei prezzi ultra-offensiva e facendo affidamento su una sovrapproduzione aberrante. Perché negli ultimi anni, per competere con Alibaba, la “Amazon” cinese, Amazon è andata a cercare venditori direttamente in Cina mantenendo però i venditori europei, con il risultato di un aumento della produzione e quindi dello stoccaggio. In questa logica, Amazon ha messo in atto un intero processo per dissuadere i venditori dallo stoccaggio, incoraggiandoli piuttosto a distruggere…

[…]

Occorre sapere che Amazon è diventata soprattutto un intermediario, un enorme mercato: la multinazionale non ha i prodotti venduti sul suo sito, ma ne organizza il trasporto (ha ottenuto anche di recente l'autorizzazione ad effettuare il trasporto marittimo diretto di container da Cina), il loro stoccaggio e consegna agli acquirenti, ricevendo una commissione dal 5 all'8% sui prodotti venduti sul suo sito…

 
L'articolo merita di essere letto per intero, e spiega anche che i prodotti elettronici mandati in discarica spesso contengono piccole quantità di metalli rari che non vengono recuperati e  la cui produzione è fortemente inquinante.
Ma come fa Amazon a convincere i venditori terzi a consentire la distruzione dei loro prodotti?
La tabellina di seguito, è relativa ai recenti aumenti di prezzo di un qualunque singolo prodotto venduto da Amazon (dati riportati da Paris Marx).  Mettetevi nei panni di un  venditore e apponete la crocetta dove vi pare più opportuno.

  

Stoccaggio in magazzino

Invio al macero

17 sterline

13 centesimi


Altri dati in proposito vengono forniti da Alma Dufour4.

 
Amazon: condizioni di lavoro6
- Fattorini che lavorano con ritmi folli7
- Tasso di infortuni molto alto: negli Usa è il doppio della media del settore
- Alto ricambio di personale nei centri logistici
- Monitoraggio del personale durante il lavoro8

 

Un magazzino di Amazon (Foto di Paul Hennessy/NurPhoto via Getty Images) da www.wired.it

Impronta ecologica

 

L'impronta ambientale generata da Amazon lo scorso anno (2019) è stata di 44,4 milioni di tonnellate di CO2 pari all'impronta ecologica dell'intera Svezia (il servizio Prime ha contribuito con ben 5 miliardi di pacchi consegnati). E a luglio 2019 il trasporto  aereo di Amazon è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: non una buona notizia, visto che studi del Parlamento Europeo ripostano come nel 2050 proprio il trasporto aereo causerà il 22% delle emissioni globali di CO29.

 

 

da https://eterra.it/impronta-ecologica/

 

Il problema è più grande

Il problema dell’impatto ambientale, però, è più generale, non riguarda soltanto Amazon e la sua politica spregiudicata. Come afferma Paris Marx:

La spedizione di grandi quantità di prodotti consegnati in pacchetti direttamente a casa del consumatore è un modello insostenibile.

[…]
Nel consumo di massa, che è cruciale per il nostro sistema economico, c’è un difetto strutturale1.

 

da pixabay


 

Innazitutto non facciamoci illusioni: “il nostro sistema economico” si chiama capitalismo, anzi Realismo capitalista10.
Proprio quel realismo che fa dire ai dirigenti di Amazon: i magazzini vanno svuotati per poter essere riempiti di nuovo, per essere svuotati a ogni costo, consegnando come dei forsennati e piuttosto buttando i prodotti al minor costo possibile, (ad esempio sfruttando le leggi sull’economia circolare tedesche).

Ma se Amazon si comporta in questo modo intollerabile, siamo noi a incoraggiare la multinazionale perché acquistiamo e vogliamo ricevere le merci al più presto possibile, senza farci domande in proposito. 

Invece ci sarebbe molto su cui pensare:


le consegne
i fattorini partono dal centro logistico più vicino. Ma se un tempo, le consegne venivano effettuate da un camion pieno zeppo di pacchi, servendo molti clienti, ora, nel “modello Amazon” che vuole soddisfare il cliente,  più furgoni tornano dal medesimo cliente. 
 
Nella sola Italia, ogni giorno circolano per le strade 20 mila furgoni che coprono l'ultimo miglio. Nel 2019 hanno consegnato 318 milioni di pacchi9.
 
Il MIT ha stimato l'impronta ecologica delle spedizioni veloci, traducendone l'emissione di CO2 in numero di alberi necessari ad assorbirla. I valori vanno da 20 a 300 alberi a consegna, e più la spedizione è veloce più alberi sono necessari per compensare9

 

gli  imballaggi

tutti abbiamo riflettuto sull’insensatezza di inserire un piccolo pacco – che contiene la merce richiesta – dentro un pacco più grande, riempito di plastica da imballo. Ma quanto è insensato?

Almeno quindici volte:

 

Sacchetto di plastica da negozio di prossimità

Imballaggio modello Amazon

 

11 kg di CO2 equivalente

 

182 kg di CO2 equivalente

 

Consegnare rapidamente un singolo prodotto è la scelta peggiore dal punto di vista ambientale, perché ha il più alto impatto per prodotto consegnato e per chilometro percorso9.

 

Com’è potuto accadere tutto questo?

Perché l’e-commerce ha preso tanto piede? Forse perché nei quartieri ormai mancano i negozi di prossimità, che sono stati costretti a chiudere dalla concorrenza della grande distribuzione. L’unica alternativa sono i centri commerciali, talvolta abbastanza lontani da casa da scoraggiarci. E probabilmente contano anche i consigli di parenti e amici: "questo l'ho comprato online, costa meno e arriva prestissimo!" Poi il lockdown, la necessità di ottenere i prodotti senza uscire di casa, la rapidità della consegna hanno sedimentato le nostre abitudini. Ma molti dati sono precedenti alla pandemia. 

Tutto era già cominciato prima.

 

Just in time

Organizzazione del processo produttivo che prevede il rifornimento del materiale di trasformazione esattamente nel momento in cui viene richiesto, allo scopo di ridurre i costi legati all'accumulo di scorte; tale modello è applicato talvolta anche alla gestione di magazzino nella grande distribuzione11.

In pratica, produco solo ciò che ho già venduto, minimizzo le scorte lungo tutto la filiera e, tengo il magazzino più vuoto che posso, eventualmente sgombrandolo a forza. 

Apparentemente è l’uovo di Colombo, anche se il meccanismo può incepparsi, quando un nodo della filiera blocca per qualche motivo la produzione.

In realtà questo sogno del libero mercato produce enormi quantità di scarti e di sprechi. Dove, per esempio?

nel settore alimentare: in passato la catena di supermercati Tesco è stata molto criticata in proposito e in seguito si è impegnata nella lotta allo spreco12;

nel settore elettronico: la Target Corporation – che ha sede in Minnesota – è stata multata avendo smaltito illegalmente per anni grandi quantità di rifiuti pericolosi13;
nel settore dell’abbigliamento14.


Insomma, il nostro modello produttivo si basa sull’usa e getta, ed è un modello insostenibile, che non possiamo più permetterci da molti anni.

 

Trasporto merci in Italia: più costi, meno competitività

da Repubblica economia & Finanza 05-o8-2019

Così conclude Paris Marx1:

… noi abbiamo costruito un’economia in cui è sensato produrre in eccesso o gestire in modo errato la produzione. Il modello Amazon […]  è la conseguenza di una spinta che dura da decenni ad anteporre i prezzi bassi a tutto il resto [CHE PREZZO BASSO!!] e a considerare i lavoratori e l’ambiente come elementi sacrificabili in virtù del profitto.

 

E così voglio concludere io, con questa lucida analisi di Alma Dufour intervistata da «Capital»4. 


… Oggi, il riciclo e l'economia circolare sono ancora molto lontani dall'essere una realtà […]  Continuiamo a sbattere contro il muro a causa di un modello economico incompatibile con il disastro ecologico, e lo sappiamo. Quindi, dobbiamo essere umili e dirci che in attesa di trovare un giorno, forse, soluzioni tecniche di riciclo assolutamente favolose, dobbiamo rivedere il nostro modo di operare economicamente e socialmente.

[…]

Non dobbiamo puntare sul riciclo: dobbiamo conservare e riparare i nostri prodotti e non buttarli via. Non riacquistare sistematicamente. Ogni anno 11 dispositivi elettronici vengono immessi sul mercato francese per ogni abitante, senza che questa folle sovrapproduzione corrisponda alle nostre esigenze. Ecco perché le cattive pratiche di grandi player come Amazon devono assolutamente cessare: con solo 10-60 anni di riserve rimaste per molti metalli strategici, il rapido sviluppo dell'e-commerce minaccia di distruggere quel poco che è stato realizzato negli ultimi anni per estendere la durata dei prodotti e conservare le risorse.

 

Questo post è uno dei miei contributi “tanta carne al fuoco”, come direbbe qualche amic*. L'ho iniziato pensando di cavarmela con meno di mille parole, ed è lungo ormai più del doppio. Potrebbero rientrarci molti altri dati e considerazioni di giornalisti e attivisti con le idee molto più chiare di me. Spero comunque che serva a innescare qualche commento e condivisione.

 


Note 


1. https://www.internazionale.it/opinione/paris-marx/2021/07/10/amazon-spreco-capitalismo

2. https://tribunemag.co.uk/2021/06/amazon-is-a-symbol-of-capitalisms-wastefulness

3. https://www.itv.com/news/2021-06-21/amazon-destroying-millions-of-items-of-unsold-stock-in-one-of-its-uk-warehouses-every-year-itv-news-investigation-finds 

4. https://www.telerama.fr/television/scandale-des-invendus-amazon-aurait-detruit-trois-millions-de-produits-en-france-en-2018,n6086750.php

5.https://www.greenpeace.de/presse/presseerklaerungen/greenpeace-recherche-zeigt-amazon-zerstoert-neuware 

6. https://fondazionefeltrinelli.it/dagli-scioperi-in-amazon-alle-proteste-dei-riders-il-futuro-del-lavoro-passa-da-qua/

7.https://torino.corriere.it/cronaca/21_marzo_22/scendo-furgone-solo-suonare-campanello-88eb3b26-8b52-11eb-96d7-1b239199ed0f.shtml

8.https://www.wired.it/attualita/politica/2020/11/27/amazon-spiato-lavoratori-attivisti/

9.https://www.hdblog.it/amazon/speciali/n515713/amazon-inquinamento-spedizioni-impatto-ambiente/

10. Realismo capitalista, Mark Fisher, Produzioni Nero

11. Dizionario italiano Oxford

12. https://www.greenbiz.it/food/gdo/8559-sprechi-alimentari-gdo-tesco

13. https://oag.ca.gov/news/press-releases/attorney-general-becerra-announces-74-million-statewide-settlement-target

14.https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/01/i-marchi-di-alta-moda-bruciano-i-capi-invenduti-e-la-francia-prova-a-fermarli/5691528/



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