sabato 5 luglio 2008

Far West all'italiana

Ieri ho avuto due esperienze degne di nota.
Alle dieci del mattino, mentre andavo al lavoro, sono stata “abbordata” da un signore già in là con gli anni e molto cortese. Il signore non era il solito cascamorto, non tedierei nessuno con raccontini (noiosi) di vita vissuta.
Nossignore, il suo era un abbordaggio politico. O forse esistenziale. Quindi ho risposto, anche se non l’ho incoraggiato; quando sono riuscita sganciarmi stringevo in mano un mazzolino di domande e dubbi debitamente messi da parte.
Alle 24. 20 (lo so, erano le 0.20, ma per me era ancora ieri sera, prima di dormire e trapassare nell’oggi), ho terminato Il carro magico di Joe R. Lansdale, un romanzo iniziato come uno juvenilia, proseguito come una farsa surreale e terminato come una tragedia greca.
Duro da credere ma le due esperienze sono connesse. Comincerò da Lansdale, perché recensire un romanzo mi è più facile che recensire le persone.
Il romanzo si svolge nel 1909 in un Far West ormai decadente e meta reale, dove le gesta dei pistoleri alla Wild Bill Hickock, ormai prive di senso, diventano prima leggenda popolare e poi, rapidamente, produzione narrativa seriale per aspiranti pistoleri alfabetizzati. Idealizzati tanto da essere descritti come divinità greche i vari “eroi” da romanzetto nutrono non le fantasie sessuali di ragazzette in piena tempesta ormonale, ma la mente esaltata di giovinazzi che vorrebbero imitarli, superarli, diventare il dito più veloce del West.
Non serve, qui, raccontare la trama e le complesse relazioni umane tra Billy Bob, il divoratore di romanzetti da quattro soldi che si spaccia per figlio di Wild Bill e spara altrettanto bene e gli altri personaggi. Basta dire che racconta di Billy Bob, del suo “negro” Albert (tosto ma saggio, nipote di schiavi ed ex sergente dell’esercito degli Stati Uniti) e del diciassettenne Buster. I tre campano di spettacoli itineranti a base di esibizioni con la pistola, lotte tra pubblico e il loro scimmione e spaccio di finti elisir medicinali. Capitati un giorno in uno dei tanti villaggi, vi trovano una popolazione maschile (quella femminile non compare mai) esaltata dalle esibizioni di un altro pistolero, proprio uno degli eroi dei libercoli di Billy Bob. Inutile dire che la faccenda finirà con una serie di sparatorie.
Ciò che interessa è proprio la reazione della gente del posto, il bisogno di raccogliersi intorno non a un eroe ma a un personaggio di spettacolo, capace di calamitare costantemente l’attenzione, a un “pessimo soggetto” di cui sparlare e, nello stesso tempo da riverire. Se l’eroe locale non è più all’altezza va sostituito, il ruolo è fondamentale ma le persone sono intercambiabili.
Il ruolo dell’eroe è contraddittorio, oltre che pericoloso: Lui deve essere autoritario ma non autorevole, meglio se si dimostra un po’ misero, un po’ simile agli incensatori. La stronzaggine è assolutamente necessaria, come il razzismo verso i neri, l’incazzatura facile e immotivata, la violenza nei confronti dei deboli. Infine, l’eroe deve sempre essere in azione: una deve farne e dieci pensarne, altrimenti la noia e l’indifferenza prenderanno il sopravvento.
Seguire qualcuno molto simile a uno di noi, al vicino di casa, uno del quale invidiare la furbizia ma non stimare la condotta, non migliore di noi ma che ha il coraggio, la faccia di tolla, di compiere azioni eticamente criticabili che noi vorremmo compiere ma non facciamo per timore. Uno che si pone al di sopra della legge… Bisogno di assistere continuamente a un reality, nel quale altri più esibizionisti e “coraggiosi” o semplicemente più idioti fanno ciò si farebbe, se soltanto si osasse...
Stiamo parlando del Far West del 1909 o dell’Italia del 2008?

E l’abbordaggio? Beh, è andata più o meno così:
- Che cosa sta leggendo sul giornale? Legge dei giudici? Quelli sono dei persecutori, ha visto? Gente che vuole fare le leggi! Invece non può, lo dice anche Napolitano...
- No, veramente Napolitano dice...
- E Lo perseguitano, L’hanno chiamato magnaccia!
- Ma lei trova giusto che i cittadini italiani non siano tutti uguali di fronte alla legge? Io mica posso farmi...
- Ci facciamo anche una figuraccia all’estero, no? Io dico: se è perseguibile allora lo perseguano!
- Ma è appunto questo il problema, ora non possono più perse...
- Quelli vogliono fare le leggi, i giudici, e invece non possono farle. Le sembra giusto che lo chiamino magnaccia? Non è un magnaccia, Lui, è un imprenditore...
Ho gettato la spugna e salutato gentilmente il cortese signore. Inutile continuare, senza un vocabolario e un quadro di riferimento comuni.
Ma mi è rimasta la sensazione che l’educatissimo abbordatore si sentisse molto più simile a Lui che a me. Più simile a Lui che ai giudici.
Ero molto perplessa. Poi Lansdale, intorno a mezzanotte, mi ha più spiegato tutto.
Scritto ascoltando The Barry Williams Show da Up di Peter Gabriel

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