giovedì 25 giugno 2009

Prove concrete di civismo

A qualcuno lo devo raccontare (oltre che a mia figlia)…
Ore 19.00. Mio marito e io chiudiamo la libreria accompagnati dal cielo grigio e da un brontolio di tuono. L'aria ha un sapore inconfondibile di pioggia imminente. Tempo di girare l'angolo, fare un paio di isolati e raggiungere la fermata dell'autobus e comincia a gocciolare. Ci stringiamo sotto un ombrellino pieghevole che minaccia di collassare. Goccioloni, ticchettii… Poi comincia quello che in buon piemontese si chiama "na slavandun" (grafia sicuramente sbagliata). Un paio di autobus si avvicinano, attesi con impazienza da noi e da una signorina rattrapita sotto un ombrelluzzo ancora più esiguo. La signorina è più fortunata e si imbuca nel secondo autobus, noi ci rassegniamo.
Si ferma una macchina, a bordo una coppia sconosciuta e dall'espressione gentile.
- Serve un passaggio?
Fissiamo i due a bocca aperta. Non è possibile. Chi vuoi che offra un passaggio a due tizi mai visti, sia pure (almeno temporaneamente) in versione mite e sfortunata?
L'invito viene ripetuto e accettato fra stupefatti ringraziamenti.
Il tempo di quattro chiacchiere civili, di scoprire che i signori erano già passati davanti alla fermata, scorgendo soltanto la signorina ed erano tornati indietro, impietositi, pensando alla figlia in analoghe circostanze, e siamo stati recapitati sotto casa, asciutti e sorridenti, dopo aver augurato alla civilissima coppia ogni bene e un'ottima serata in pizzeria dove hanno appuntamento con figlia e famiglia.
Un episodio piccolo ma prezioso, che ha migliorato la serata a tutti e tre (figlia nostra compresa), la sensazione di essere in debito con la sorte, la consapevolezza che saldare il debito richiederà "soltanto" un po' di attenzione a ciò che avviene attorno a noi e il piccolo sforzo di comunicare con uno o più sconosciuti.
E pensare che io detesto tutta la retorica buonista sui piccoli gesti!


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