martedì 15 marzo 2022

Quanto manca al collasso della foresta pluviale amazzonica?

Questo post si basa su tre articoli

Il primo2 è pubblicato su the conversation  https://theconversation.com 

una fonte indipendente di notizie, analisi e opinioni di esperti, scritte da accademici e ricercatori e distribuite direttamente al pubblico a titolo gratuito. Sono profondamente in debito con questa fonte che, negli ultimi anni, mi ha fornito un gran numero di spunti di riflessione.

Il secondo3 compare su «The Guardian».

Ulteriori dati sono riportati in un recentissimo articolo di Wired.it4


In questi giorni siamo tutti comprensibilmente concentrati sulla tragedia umana (oltre che politica) che si consuma in Ucraina e, ovviamente, sulla nostra poco avveduta dipendenza da due combustibili fossili (petrolio e gas costituiscono il 70% dei nostri consumi e sono quasi tutti importati)1

Tale dipendenza e il conseguente aumento del costo dell’energia (costo che, in definitiva, finanzia la macchina bellica russa) hanno fatto scivolare sullo sfondo i piani europei per la transizione ecologica, che nel nostro Paese già procedeva molto a rilento. In Italia sono state tirate in ballo ulteriori trivellazioni, un ritorno al nucleare e persino l’uso del carbone.

Ma questi passi indietro il pianeta e la vita che Terra ospita non se li possono permettere. Ed eccomi qua a ricordare che la foresta amazzonica non è soltanto un gran mucchio di alberi.



Lo stato delle cose in Amazzonia2

 

https://www.scienzaverde.it/cronaca-ambientale-blog/importanza-della-foresta-amazzonica/


Con i suoi 5,5 milioni di kmq (il 20% degli originari 6,7 milioni è già stato distrutto), la foresta pluviale amazzonica è la più grande del suo genere e ospita un
decimo di tutte le specie viventi conosciute. Molte altre, probabilmente, non faremo in tempo a conoscerle e classificarle.

L'Amazzonia esiste così com’è da almeno 55 milioni di anni, ma il processo di disboscamento procede a gran velocità: nel corso del 2020 il Brasile ha perso quasi 38 kmq di vegetazione al giorno, equivalenti a ventiquattro alberi ogni secondo3.

Diversi gruppi di scienziati e ambientalisti affermano che, a causa del cambiamento climatico, oltre il 75% dell'ecosistema ha perso resilienza dall'inizio degli anni Duemila. Il processo è più evidente nelle aree più vicine all'attività umana e in quelle dove le precipitazioni sono più scarse.


La RESILIENZA di un ecosistema – vale a dire la sua capacità di mantenere processi abituali come la ricrescita della vegetazione dopo la siccità – è difficile da quantificare. Willcock e collaboratori2 hanno esaminato le immagini satellitari di aree remote della foresta amazzonica negli anni fra il 1991 e il 2016 e misurato la profondità ottica della vegetazione [cioè quanto un mezzo, in questo caso lo spessore della vegetazione, sia opaco alla luce]. Ne hanno concluso che la biomassa forestale recupera più lentamente mentre lo stress ambientale aumenta.


Secondo lo studio, periodi secchi più duraturi e condizioni generali più secche provocate dai cambiamenti climatici minano la capacità della foresta pluviale di riprendersi dalle successive siccità. Le specie arboree sensibili alla siccità vengono sostituite da altre più resistenti, ma a un ritmo molto più lento rispetto ai rapidi cambiamenti del clima regionale.

 

Rallentamento critico2


L’Amazzonia, cioè, si sta avvicinando a un punto critico che, se superato, porterebbe al rapido trasformarsi della foresta pluviale in una prateria secca o in savana.

Il rallentamento critico è un processo durante il quale più un ecosistema diminuisce la propria resilienza e meno è in grado di risollevarsi.

Se lo stress persiste, diventa più probabile che l'ecosistema raggiunga un punto in cui scivola bruscamente in un nuovo stato.

In altre parole, il rallentamento critico è l'avvertimento precoce di un imminente collasso.

Altre ricerche sugli appezzamenti di foresta pluviale supportano l'affermazione dello studio di Wilcock e collaboratori: la biomassa nella foresta pluviale sta impiegando più tempo per riprendersi dallo stress. Gli alberi muoiono più spesso e ricrescono più lentamente, contribuendo a una riduzione complessiva della biomassa amazzonica totale.


Il destino dell'Amazzonia4

 
I dati di questa ricerca non svelano quando potrebbe verificarsi una transizione critica o se essa sia già in corso. Ma, oltre al cambiamento climatico di per sé, altre gravi fonti di stress, stanno agendo contemporaneamente: la costruzione di strade, l'espansione dei terreni agricoli Ma, soprattutto, il disboscamento dovuto agli allevatori e agli agricoltori che non solo disboscano ma bruciano i detriti per far posto a coltivazioni e bestiame. I fuochi possono poi incendiare la torba, materia organica concentrata nel suolo, che rilascia ingenti quantità di carbonio nell'atmosfera. Da enorme bacino in grado di catturare la CO2 l'Amazzonia si sta trasformando in una fonte di gas serra.

Il fenomeno è complesso: l'Amazzonia agisce come una sensibilissima macchina idrologica: gli alberi assorbono la pioggia e rilasciano vapore acqueo con la fotosintesi,

Come spiega Luciana Vanni Gatti, (Istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile)


l'evapotraspirazione è fondamentale per produrre precipitazioni. l’Amazzonia può immetterne nell'aria una quantità paragonabile a quella che il Rio delle Amazzoni scarica nell'oceano. Si tratta di una quantità enorme di vapore acqueo nell'atmosfera4.


https://it.ovalengineering.com/rainforests-water-pump-455002


Una delle fonti di stress più pericolosa è, attualmente, la politica del governo brasiliano3.


Il collasso della foresta pluviale amazzonica è inevitabile se Jair Bolsonaro rimane presidente del Brasile.

 

 Un tipo pericoloso3

 

https://greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/greenpeace-con-bolsonaro-la-deforestazione-dellamazzonia-e-aumentata-del-75/

 

Questo hanno dichiarato accademici e attivisti ambientali, sostenendo che il leader di estrema destra è più interessato a placare la potente lobby dell'agrobusiness e a sfruttare i mercati globali che premiano i comportamenti distruttivi che a salvare la foresta. Infatti:


Lo scorso anno il Congresso ha smorzato gli standard per le valutazioni di impatto ambientale e una commissione ha approvato un disegno di legge che, secondo Greenpeace Brazil, rende irrealizzabili le demarcazioni, consente l’annullamento delle Terras Indígenas aprendole a imprese predatorie come le miniere, a strade e a grandi centrali idroelettriche. 

 

 

https://mirim-org.translate.goog/pt-br/terras-indigenas?_x_tr_sl=pt&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc


Nel luglio 2021 la camera bassa avrebbe dovuto esprimersi sulla legalizzazione delle proprietà invase illegalmente e sgomberate prima del 2014. Ma nello stesso periodo il governo ha trasferito la responsabilità del monitoraggio satellitare degli incendi boschivi dall'Istituto nazionale per la ricerca spaziale (presso cui lavora Luciana Vanni Gatti), organizzazione scientificamente solida che ha svolto il suo compito per decenni, all’Istituto nazionale di meteorologia, controllato dal ministero dell'agricoltura e dal settore agricolo.

Da quando Bolsonaro ha preso il potere nel 2019, la deforestazione e gli incendi in Amazzonia hanno raggiunto i livelli più alti in oltre un decennio, perché, nei periodi secchi, l’erba è facile esca per il fuoco.


              https://www.open.online/2020/05/09/gennaio-spariti-1200-km-foresta-amazzonica-bolsonaro-taglia-fondi-forestali/

Gli scienziati sospettano che la foresta pluviale stia scivolando in una serie di circoli viziosi. A livello locale, il disboscamento e gli incendi hanno portato a siccità prolungate e temperature più elevate, che a loro volta indeboliscono la resilienza dell'ecosistema e provocano atri incendi.
A livello globale lo sgombero del suolo sta trasformando la regione amazzonica da amica del clima a sua nemica. Uno studio pubblicato su Nature rivela che la combustione delle foreste ora produce circa tre volte più CO2 di quella che la vegetazione rimanente è in grado di assorbire. Questo accelera il riscaldamento globale e la crisi si avvita sempre più.


Il governo può fare la differenza3


Le forze del mercato globale sono in parte responsabili di questo circolo vizioso: la deforestazione tende ad aumentare quando i prezzi di soia, carne bovina e oro sono alti. Nessun governo, di qualsiasi orientamento, è riuscito a fermare completamente il disboscamento negli ultimi quattro decenni. Ma le politiche governative fanno la differenza.
Tra il 2004 e il 2012, la deforestazione amazzonica è diminuita dell'80% sotto l'amministrazione del Partito dei Lavoratori di Luiz Inácio Lula da Silva.

Bolsonaro, invece, ha costantemente smantellato o screditato i meccanismi che l'hanno permesso: monitoraggio satellitare, personale sul campo e legislazione per punire i trasgressori e delimitare la terra indigena e le aree di conservazione.

La cosa principale che questo governo [di Bolsonaro] ha fatto è minare la capacità dello stato di contrastare la deforestazione illegale.

 

http://www.iea.usp.br/midiateca/foto/eventos-2011/o-codigo-florestal-brasileiro-entre-a-producao-e-a-conservacao-ambiental/marcio-astrini-2/image_view_fullscreen


ha affermato Marcio Astrini, segretario esecutivo dell'Osservatorio brasiliano sul clima, una rete di 50 organizzazioni della società civile.


I mercati e l’opinione dei consumatori contano, ovviamente, e diverse catene di supermercati (Iceland, Waitrose, Tesco, Lidl, Sainsbury's) hanno firmato una lettera aperta avvertendo che ulteriori erosioni della legislazione ambientale e dei diritti delle popolazioni indigene le spingerebbero a riconsiderare l'utilizzo di prodotti agricoli brasiliani. 

Ma conta anche il fatto che sul mercato globale i prezzi delle materie prime rimangono alti: la domanda è forte soprattutto in Cina, dove il governo pone l'approvvigionamento di risorse al di sopra dell'etica ambientale e la pressione dei media è limitata da una severa censura. La Cina è, con ampio margine, il mercato più grande del Brasile.

Tanto per dare qualche numero:

Il valore commerciale dell'interscambio Brasile-Cina vale 87.7 miliardi di dollari sulle esportazioni brasiliane in Cina e  47.6 miliardi sulle importazioni di prodotti cinesi in Brasile. Pechino è il primo partner in entrambe le direzioni fonte5


In conclusione


A. Se la soglia critica verso il collasso amazzonico non è stata ancora superata, gli effetti combinati di tutti questi elementi potrebbero farla giungere prima di quanto si è supposto finora. Una volta iniziata la transizione verso uno stato ambientale differente, potrebbero bastare pochi decenni per completarla.


B. Se non invertiremo le emissioni globali di gas serra, non ridurremo la pressione locale sulla foresta pluviale e non conserveremo gli habitat per contrastare gli effetti di un clima più secco, forse saremo le ultime generazioni a condividere un pianeta con questi ecosistemi.


C. Come ha riassunto Astrini:


Ora è chiaro che una soluzione per l'Amazzonia può essere possibile solo se cambiamo governo. Non c'è speranza se Bolsonaro sarà rieletto presidente. O l'Amazzonia o Bolsonaro. Non c'è spazio per entrambi.


foto Alessio Spinaci https://www.dinamopress.it/news/linea-domani-la-crisi-climatica-le-minacce-difensori-dellambiente/

D. Amazzonia non significa soltanto ecosistemi, ma anche popolazioni native che intendono difendere i loro diritti (la regione è abitata da circa 350 popolazioni indigene). Nel 2020 in America Latina sono stati uccisi 170 attivisti. Quasi il 70% di loro conduceva battaglie contro la deforestazione6.

 

E. Le elezioni per la presidenza brasiliana si terranno nell’ottobre 2022.


1 Gianluca Ruggieri e Mauro Motta, I treni persi delll'indipendenza energetica italiana in https://altreconomia.it/i-treni-persi-dellindipendenza-energetica-italiana/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=23NANS

2 Simon Willcock, Gregory Cooper, John Dearing, Is the Amazon rainforest on the verge of collapse? [La foresta amazzonica è sull'orlo del collasso?], The Conversation, 7 marzo 2022

3 Jonathan Watts Amazon rainforest ‘will collapse if Bolsonaro remains president[La foresta amazzonica collasserà se Bolsonaro resterà presidente], in «The Guardian», 14 luglio 2021

4  Matt Simon, La foresta amazzonica potrebbe essere vicina a un punto di non ritorno in wired.it

5 Emiliano Guanella, In Brasile, la Cina guarda all'anno elettorale, in ISPI 07/02/2022 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/brasile-la-cina-guarda-allanno-elettorale-33112 

6 Strage di attivisti ambientali, il 2020 l’anno peggiore di sempre https://www.rinnovabili.it/ambiente/politiche-ambientali/attivisti-ambientali-strage-2020/


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