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Salvador Dalì: Persistenza della memoria |
Come
ricordiamo? Dove finiscono i ricordi che crediamo di avere smarrito?
Come riemergono, improvvisi e vividissimi, sorprendendoci e
trascinandoci indietro nel tempo, fino a qualche fatidico allora. E
come possiamo salvarci dal ricordo di quel dolore, di quel
fallimento, di quel terribile momento vissuto da idioti, come se non avessimo
mai imparato nulla? E ciò che scivola sornione nei nostri sogni è la copia
confusa di un ricordo vissuto o la rievocazione di un ricordo altrui,
regalato da una lettura, un racconto, una canzone? E potremo mai
cancellare volontariamente ciò che non abbiamo ancora imparato a
sopportare?
Un articolo di Jerry Adler comparso su Le Scienze (n° 527, Luglio 2012),
mi ha sedotto fin dal titolo: Cancellare i ricordi dolorosi.
L'ho letto d'un fiato e mi ha spinto a documentarmi sulla memoria, sulla riattivazione di un ricordo, sulla possibilità di dimenticare. Ho frugato nella Rete, sugli scaffali delle librerie di casa e nei miei stessi ricordi. Dato che non so, nemmeno come docente, separare la saggistica
dalla narrativa, leggendo ho anche ricordato diversi racconti,
romanzi, film che ruotano attorno al ricordo e all'oblio; questo
post e la seconda puntata (sull'amnesia e gli stati alterati della
memoria) saranno, quindi, miscele piuttosto eterogenee di letture/immagini.
Non mancherà un'ultima parte dedicata a mie riflessioni sulla relazione profonda tra memoria, ricordo e narrazione, non solo come tema o come tecnica narrativa, ma - più profondamente - come vero e proprio nocciolo del processo narrativo. Sarei davvero contenta di qualche commento in proposito.
Non mancherà un'ultima parte dedicata a mie riflessioni sulla relazione profonda tra memoria, ricordo e narrazione, non solo come tema o come tecnica narrativa, ma - più profondamente - come vero e proprio nocciolo del processo narrativo. Sarei davvero contenta di qualche commento in proposito.
Un'avvertenza: alcuni termini specifici ricorrono più volte; riscriverli ogni volta è noioso, appesantisce la lettura e fa perdere tempo a voi e a me. Userò quindi qualche sigla che vi prego di imparare a memoria. Mantenere allenata la memoria è molto importante perciò imparandole farete soltanto il vostro bene.
Infine una preghiera. nel post ho accennato ad alcune reazioni biochimiche e interazioni cellulari perché sono alla base del processo della memoria. Troverete qualche termine scientifico (RNA, DNA, enzima, roba così), ma non lasciatevi ingannare: non ho la pretesa di fare una lezioncina, voglio semplicemente fornirvi qualche informazione, evocare alcune suggestioni, sollevare qualche problema etico – insomma ripercorrerò la strada compiuta per informarmi tenendo però al guinzaglio il mio entusiasmo biochimico. Mi rendo conto che ciò che scrivo potrebbe risultare semplicistico e ovvio ai più specializzati e noioso e oscuro a chi ha invece una preparazione umanistica. Consideriamo i due post una scommessa che spero, se no di vincere, almeno di perdere onorevolmente.
Prima di tutto: che cos'è la memoria?
…
noi siamo chi siamo
soprattutto grazie a quello che ricordiamo della nostra vita. [...]
Sogni e ricordi sono l’unico laccio tenace che ci tiene stretti al
futuro e al passato: i mattoni portanti della nostra vita. L’io-uomo
è quello che ha imparato ad essere con l’apprendimento, con
l’interesse, con lo stimolo che la «memoria» ha
metabolizzato in una personalità unica e distinta da tutte le altre.
Un profumo, un sapore, una musica, una voce, possono riaccendere
istantaneamente il bambino che siamo stati, l’adolescente,
l’adulto, nella sequenza filmica del nostro passato. Possono
tuffarci nelle pieghe stratificate dei ricordi con sensazioni
analoghe, senza soluzione di continuità, azzerando il tempo.
La
memoria è la capacità di un organismo di conservare e utilizzare
le esperienze passate e utilizzarle in seguito, per fronteggiare
eventi successivi. Si esprime con il ricordo che, fisiologicamente,
può sbiadire e scomparire. L'amnesia, invece, è un fenomeno
patologico.
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R. Magritte: La memoria |
Le
strutture cerebrali della memoria si formano durante lo
sviluppo embrionale e vengono modulate dallo sviluppo e
dall'esperienza, quindi siamo animali «programmati» per
ricordare; che cosa e come ricorderemo, però, dipende dalle nostre interazioni con l'ambiente, dalla quantità di stimoli, ma
anche dalla loro coloritura emotiva.
Ricordare
non significa recuperare immagini statiche immagazzinate ma ricostruire un’esperienza trascorsa
in un nuovo contesto, attraverso il rimaneggiamento di mappe
neuronali. La
nostra identità nasce dalla continua ricostruzione, dal
rimodellamento, dal confronto di passato e
futuro come varianti di una medesima scena, dalla narrazione di noi a
noi stessi, questo intendiamo quando dichiariamo di «aver
meglio compreso il nostro passato».
Naturalmente la rielaborazione del passato può portare all'autoinganno, oppure al
congelamento dei nostri ricordi. Quanti di noi offrono una versione ormai statica, non più rivisitabile, delle vecchie esperienze? Forse il fastidio che proviamo per i ricordi narrati
duecento volte dal solito parente non derivano dalla ripetizione ma dalla sensazione di avere in mano un'istantanea ormai
immodificabile.
Il
processo mnestico è costituito da alcune tappe: 1.
registrazione;
2. immagazzina- mento; 3. recupero/ rievo- cazione delle informazioni; ognuna è regolata
da particolari sistemi collocati in diverse aree corticali (il lobo
temporale, alcune regioni frontali e nuclei), nello ippocampo, nel talamo e nel cervello
anteriore basale.

Solo
se «rilevanti», le percezioni passano al livello della memoria
immediata (MI). Le informazioni si possono comunque salvare
dall’estinzione richiamandole entro pochi secondi per associarle a
qualche ricordo già immagazzinato.
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dal sito http://www.rpolillo.it/faciledausare/Cap.4.htm |
Prima
del decadi- mento della MI, la informazione entra nel
magazzino della memoria a breve termine (MBT), il quale è legato
alla formazione di una matrice di RNA che dura per circa 20 minuti,
sciogliendosi poi di nuovo, proprio come un tempo nei processi di
stampa l’originale dopo l’uso veniva nuovamente fuso. Entro
questo tempo, quindi, l’informazione deve essere già passata alla
memoria a lungo termine (MLT) mediante la formazione di certe
proteine. La prima di queste proteine, PKMZ (non dimenticatevela, tornerà ancora), modifica altre proteine e così via; alla fine di questa catena viene attivato il Potenziamento a lungo termine (LTP), ossia un
processo mediante il quale due neuroni vengono connessi in maniera
che si attivino simultaneamente. Ecco che un determinato stimolo viene associato a una
particolare esperienza o a un certo pensiero.
La
MBT ha una capacità di circa 5 elementi che, non sottoposti a
ripetizione, vengono subito perduti. La MLT è ritenuta virtualmente
illimitata: ogni informazione che passa dalla MBT alla MLT trova una collocazione permanente.
La
memoria di lavoro (ML) si pone tra la MBT e la MLT, e sembra
trattenere «a fuoco» le informazioni per un tempo molto breve,
pochi secondi, per consentirne l'analisi, la «lavorazione» e il
confronto, è cioè un block notes da utilizzare per la formazione di
concetti e per pensare.
La
struttura proposta per la ML si articola in almeno tre sottosistemi:
centro esecutivo (Central executive) , che collega MLT ad altri due sottosistemi. il block
notes visuospaziale (Sketchpad), associato all’emisfero destro e
specializzato nel trattenere l'informazione visuospaziale e il
circuito fonologico (Phonological loop), formato da un magazzino di informazioni
acustiche a breve termine, accoppiato a un processo di ripetizione
articolatoria.
Il
centro esecutivo sarebbe responsabile della selezione ed esecuzione
delle strategie spostando l’attenzione a seconda delle esigenze.
Svolge anche la funzione di supervisore, attivo
quando occorre superare schemi mentali inadeguati in una certa situazione e coordina informazioni
provenienti da fonti diverse.
Insomma, ricordare è una faccenda molto complicata.
Quando
diciamo «imprimiti questo nella mente», non siamo troppo lontani
dal vero: la memoria durevole non è un flusso
elettrico permanente ma una sorta di incisione,
l'engramma.
Alla base della memoria a lungo temine c'è una vera modificazione fisiologica che consiste in cambiamenti delle microstrutture delle sinapsi. Gli engrammi sarebbero la «impronta» di tutte queste
modificazioni sinaptiche. Quando questa impronta viene riattivata
porta alla formazione di impulsi che sono copie di quelli responsabili dell’esperienza originale, cioè al ricordo.
Non
esiste un centro neuronale unico della memoria, la traccia mnestica è
«distribuita»: molti distretti del sistema nervoso partecipano
all’immagazzinamento di una determinata informazione; l’engramma,
però, è «localizzato» perché solo determinate tracce sono implicate nella codificazione mnemonica di un certo
evento. e ciascuna di esse partecipa in maniera differente all'impronta globale.
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dal Corriere della sera |
Esistono
vari tipi di MLT:
La memoria esplicita (dichiarativa): com- prende la memoria
semantica (dei fatti) ed episodica (degli eventi). La prima
riguarda conoscenze generali, condivise dalla collettività e
si esprime attraverso affermazioni, nomi, definizioni, brevi frasi; la
seconda è invece fortemente legata al contesto (chi, dove, come,
quando) e ha una forte componente autobiografica, (auto)narrativa, di
costruzione del sé.
In
conclusione la memoria semantica accumula informazioni provenienti da
numerosi episodi, riflette la nostra capacità di valutarli globalmente, estraendone le caratteristiche
comuni, mentre la memoria episodica rappresenta la capacità di
estrarre e recuperare un singolo evento dall’insieme.
La memoria implicita, suddivisa in procedurale (quella che ci
permette, per esempio, di ricordare come si guida l'auto o si suona
uno strumento musicale o si pratica uno sport) – quella che
noi indichiamo come «automatica» e che, se lesa, rende difficoltosi
gesti quotidiani come vestirsi – e semantica (che permette di fissare
concetti astratti). La memoria implicita è anche coinvolta in quei
processi in cui noi inconsapevolmente attribuiamo a un certo evento
un significato ansiogeno o spaventoso perché portatore di stimoli
(suoni, immagini) collegati nella nostra mente a situazioni nelle
quali abbiamo provato ansia o paura.
Proprio questo è il tipo di memoria che descrive Jerry Adler.
Ricordi che fanno male
Purtroppo se noi siamo i nostri ricordi, alcuni di essi ci tengono in letteralmente in ostaggio: un veterano di guerra, ad esempio, può soffrire di PTSD (disturbo post-traumatico da stress), associando stimoli come spazi aperti, rumori intensi e improvvisi, folle, con il dolore e la paura provati in combattimento.
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Base militare di Nassiriya dopo l'attacco |
Questo disturbo incide pesantemente sulla vita quotidiana dei reduci; negli Stati Uniti, la percentuale di colpiti pare oscillare tra il 20 e il 40% dei reduci; in Italia i casi dichiarati sono 2 o 3 l'anno, ma leggetevi questa inchiesta.
Partiamo allora da un qualunque veterano, chiamiamolo John.
Per condurre una vita normale, John deve riscoprire che gli stimoli collegati al suo ferimento – spazi aperti, fragori, urla improvvise, rumori di motori in avvicinamento o di elicotteri in volo – nella vita quotidiana alla quale è fortunatamente ritornato NON sono associati a situazioni di pericolo. Per farcela John ha diverse possibilità:
Per condurre una vita normale, John deve riscoprire che gli stimoli collegati al suo ferimento – spazi aperti, fragori, urla improvvise, rumori di motori in avvicinamento o di elicotteri in volo – nella vita quotidiana alla quale è fortunatamente ritornato NON sono associati a situazioni di pericolo. Per farcela John ha diverse possibilità:
1.
Autorizzare la manipolazione del proprio cervello:
occorre lavorare a livello dell'ippocampo, dove si formano e sono archiviate le memorie riguardanti i luoghi; in esperimenti condotti su topi, l'iniezione nell'ippocampo di una sostanza denominata ZIP cancella la «paura» associata a una certo stimolo. ZIP è un antagonista di PKMZ (rieccola!), la proteina che attiva il potenziamento a lungo termine. ZIP, in pratica, sconnette i neuroni connessi durante il potenziamento.
occorre lavorare a livello dell'ippocampo, dove si formano e sono archiviate le memorie riguardanti i luoghi; in esperimenti condotti su topi, l'iniezione nell'ippocampo di una sostanza denominata ZIP cancella la «paura» associata a una certo stimolo. ZIP è un antagonista di PKMZ (rieccola!), la proteina che attiva il potenziamento a lungo termine. ZIP, in pratica, sconnette i neuroni connessi durante il potenziamento.
Ma
se io fossi John non accetterei, perché ZIP è efficace ma non
specifico: dal punto di vista biochimico un ricordo cattivo non è diverso da un
ricordo buono e ZIP potrebbe combinare dei bei pasticci (infatti nessuno si sogna di autorizzare la sua
sperimentazione sugli esseri umani).
Che
fare, quindi? Bisognerebbe contrastare il passaggio dalla MBT alla
MLT, tenendo conto che i ricordi a lungo termine sono spesso quelli a
maggior impatto emotivo: probabilmente ricordate molto meglio ciò
che avete mangiato (o NON mangiato) durante la cena in cui il/la
vostro/a ex vi ha dato il benservito. Ben
difficilmente, invece i ricordate che cosa avete ingoiato, oltre alla
noia, durante lo sciagurato pranzo organizzato dai vostri condomini
lo scorso anno. Bene, mentre Lui/Lei vi stava piantando in asso, voi stavate producendo una palata di noradrenalina, un
neurotrasmettitore che favorisce la sintesi proteica nei neuroni
dell'amigdala. Per impedire a quella sciaguarata cena di diventare un ricordo doloroso, dovrebbe andare bene
qualunque sostanza che abbassi la concentrazione di
noradrenalina: la più nota è il propranololo, un beta bloccante usato dagli artisti per controllare l'ansia da palcoscenico e
dagli ipertesi per abbassare la pressione. Ma quando occorre
somministrarlo? La finestra temporale è di poche ore, dopo il riccordo sarà
ormai stabilmente immagazzinato nella MLT.
Questa possibilità è stata utilizzata circa nel 2002 da uno studioso che ha somministrato il propranololo ad alcune vittime di incidenti stradali o di aggressioni. Inizialmente il farmaco – che NON cancella il ricordo ma solo la sua valenza emotiva negativa, lasciandone intatta la memoria – aveva fatto ben sperare, ma uno studio successivo e su ampia scala ha smorzato gli entusiasmi.
Questa possibilità è stata utilizzata circa nel 2002 da uno studioso che ha somministrato il propranololo ad alcune vittime di incidenti stradali o di aggressioni. Inizialmente il farmaco – che NON cancella il ricordo ma solo la sua valenza emotiva negativa, lasciandone intatta la memoria – aveva fatto ben sperare, ma uno studio successivo e su ampia scala ha smorzato gli entusiasmi.
2.
Migliorare l'estinzione:
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Arag |
Per
il trattamento del PTSD è estremamente utile la realtà virtuale:
scenario di guerra, spari, scoppi, perfino effluvi di polvere da
sparo e sudore. Così il trattamento si spinge fino all'amigdala, alla quale comunica: «niente di tutto questo è una minaccia». Ma non basta. I
neuroscienziati si sono resi conto che l'estinzione non consiste
nella cancellazione di un ricordo ma nel consolidamento di un ricordo
nuovo, «sicuro», che entra in competizione con quello del trauma.
Intendiamoci, in situazioni di stress – per esempio in un nuovo
ambiente – gli stimoli originari riportano a galla il ricordo del
trauma, che quindi non è affatto estinto. Il consolidamento del
nuovo ricordo sicuro, può essere accelerato con l'utilizzo di una
sostanza (cicloserina) che attiva il suo potenziamento a lungo termine.
3.
modificare la memoria:
ricordate la famosa finestra temporale di cui abbiamo parlato a proposito del propranololo? Bene, perché invece di usare farmaci non cercare di lavorare durante quel lasso di tempo necessario al consolidamento del ricordo?
Immaginiamo che il complesso delle nostre memorie e dei ricordi che contengono non sia un libro scritto dalla prima all'ultima pagina e immodificabile, ma il disco rigido di un PC, dal quale richiamare e modificare i file (ricordi) archiviati ma ancora «labili», prima che vengano consolidati. Dal punto di vista evolutivo, questo limbo in cui i ricordi vengono lasciati per alcune ore prima di essere definitivamente fissati, potrebba servire ad aggiornarli con altre informazioni.
Esistono sostanze che in grado di bloccare il consolidamento dei ricordi? Sì. il cortisolo, prodotto dalla cortex delle ghiandole surrenali è un ormone coinvolto nella formazione di ricordi ad alto livello emotivo; non per niente è chiamato «ormone dello stress» – stress vero, da trauma fisico profondo o da paura terribile, non stress da capufficio. Bene, il metopirone è un antagonista del cortisolo, in pratica ne inibisce la sintesi. Anche il propranololo promette bene. Lo
studio sugli esseri umani è comunque appena appena all'inizio.
ricordate la famosa finestra temporale di cui abbiamo parlato a proposito del propranololo? Bene, perché invece di usare farmaci non cercare di lavorare durante quel lasso di tempo necessario al consolidamento del ricordo?
Immaginiamo che il complesso delle nostre memorie e dei ricordi che contengono non sia un libro scritto dalla prima all'ultima pagina e immodificabile, ma il disco rigido di un PC, dal quale richiamare e modificare i file (ricordi) archiviati ma ancora «labili», prima che vengano consolidati. Dal punto di vista evolutivo, questo limbo in cui i ricordi vengono lasciati per alcune ore prima di essere definitivamente fissati, potrebba servire ad aggiornarli con altre informazioni.
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Adrenal gland = gh. surrenale; kidney = rene |
Questioni
di etica
1)
Noi siamo i nostri ricordi…
Supponendo che esista un metodo sicuro, selettivo ed efficace, voi
vi fareste modificare i ricordi o almeno modificare la vostra
reazione in proposito? Come si dice: questo ricordo è un bastardo.
Ma è il mio bastardo… Che cosa sarei, io, se cancellassi qualcuno dei miei ricordi? Questo è il primo problema.
2)
Ma, e le mie emozioni?
La
prima volta che abbiamo parlato del propranololo, abbiamo visto che è in grado non di cancellare il ricordo ma di eleminarne la
coloritura emotiva. Il fatto che essere sopravvissuto per un
pelo a un attentato non vi faccia più né caldo né freddo,
potrebbe compromettere la vostra integrità
psicologica? Oppure essere costretti a rintanarvi nel buco più lontano
ogni volta che udite un forte fragore è una compromissione molto
più dolorosa e debilitante di voi stessi? Fa riflettere il commento di James
McGaugh, studioso dell'Università della California [1] sul fatto che le vittime di
PTSD
… si
sentano dire in continuazione «ma dai, vedrai che passerà».
Questo va bene e somministrare un farmaco no? E perché mai?
Perché sperare che il ricordo sbiadisca e la valenza
emotiva trascolor0 dovrebbe essere più accettabile mentre del fornire (con l'accordo informato
del paziente) un farmaco che ottenga il medesimo risultato in molto
meno tempo? Con questo tipo di ragionamento saremmo ancora qui a
operare senza anestesia e a partorire senza epidurale. O no?
Questioni da legulei
A
un altro aspetto, sollevato da Adler, io francamente non avrei mai e
poi mai pensato. Lo metto in scena, invece di riportare le sue parole,
solo per variare un po' il tono troppo didattico di questo post:
Stiamo assistendo a un processo, uno di quelli da thriller forense, sul tipo di The good wife (noioso perché infestato dai drammi sentimental-sessuali dei vari avvocati); si tratta di un caso di stupro: i rappresentanti dell'accusa e della difesa cercano ognuno di trascinare la giuria dalla propria parte. L'accusa, elegante e grintosa come Alicia Good/Julianna Margulies, chiama a deporre la vittima; la difesa trema, queste testimonianze in diretta fanno sempre presa sulla giuria. Alicia chiede alla testimone di rievocare l'aggressione e le proprie emozioni. La vittima, che ha subito tempestivamente (durante la famosa finestra temporale) un trattamento contro il PTSD, allinea un fatto dopo
l'altro – lui mi ha aggredito, io ho cercato di difendermi, allora lui mi ha minacciato, picchiato… – parla tranquilla, precisa e efficiente; «sì, è lui», conclude e indica l'accusato senza un battito di ciglio o
un tremito nella voce. Il ricordo è vividissimo ma la coloritura
emotiva è andata persa.
Come
reagirà la giuria? E come avrebbe reagito, invece, di fronte a una
vittima in lacrime, indignata, spaventata? Eh già. L'accusa si
trova per le mani un testimone affidabile ma emotivamente inutile. D'altra parte, una vittima traumatizzata non è
emotivamente equilibrata, bensì sopra le righe, nelle condizioni anomale associate al ricordo del trauma. Un bel dilemma
etico, che francamente io – come molti di voi, immagino – risolverei considerando che, se ad alterare emotivamente la
vittima fosse stato l'accusato, mangerebbe semplicemente il piatto
che si è cucinato. Ma se non lo fosse?
Comunque, la scelta di manipolare la memoria in qualsiasi modo – con farmaci, tecniche varie o trattamenti psicologici - è davvero discutibile, nel senso che andrebbe dibattuta a lungo. Probabilmente è impossibile stabilire regole adeguate a ogni singolo caso. Soltanto il paziente potrebbe dare il proprio assenso informato. I neuroscienziati e gli studiosi di etica dovrebbero limitarsi a spiegare e ad assicurarsi che la vittima del PTSD abbia afferrato chiaramente tutti gli aspetti della questione. Ma riuscirebbe la vittima a immaginare fino in fondo le alternative, le conseguenze della propria scelta?
Ti racconto i tuoi ricordi…
Come
autore, ma soprattutto come lettore, mi interrogo spesso su che cosa accada veramente quando qualcuno scrive una storia e un altro chiunque, sconosciuto e lontano, la legge. Come fanno, quelle lunghe file di parole
che diventano frasi, periodi, paragrafi, capitoli… a divenire vite ed emozioni di gente che molto spesso non esiste al di fuori
della nostra mente di scrittori/lettori? A evocare mondi lontani,
persi nel passato, nel presente e nel futuro? A farci entrare in mondi famigliari, che sono quasi il nostro, eppure non lo sono perché ospitano creature
virtuali, vive soltanto dentro di noi?
La narrazione, a ben pensarci, è un processo complesso e sofisticato, un miracolo che
solo i senzienti sono capaci di compiere. Se il ricordo è uno dei
più stupefacenti risultati della lotta contro l'entropia, la
narrazione è sicuramente il suo apice.
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Fragonard: Donna che legge |
Uno
scrittore in gamba, un virtuoso
della parola, uno che sa bilanciare perfettamente ingredienti,
emozioni, ritmo. Certo. Ma, al di là della padronanza della tecnica (che, a vari gradi,
è indispensabile), come avrà fatto, questo estraneo, a toccarvi tanto da vicino, a
entrare così tanto dentro di voi?
Sicuramente una storia è una specie di patto tra chi la racconta e
chi la ascolta. Questo patto è esplicito nella narrativa fantastica,
perché chi la scrive chiede al lettore (consenziente) di «credere»
all'incredibile, o almeno al fortemente improbabile, al non
dimostrato. Ma questa collaborazione è sempre
indispensabile: è chi legge che ci mette i ricordi, non chi scrive.
Chi scrive evoca i propri, fa del suo meglio per tradurre in parole la
coloritura emotiva che è loro associata. Ma a voi che leggete, a meno di una improbabile coincidenza, quelle parole non evocheranno alcuna associazione, perché il famoso engramma è impresso nella mente dell'autore, non nella vostra. Se proprio
andrà bene, le parole dell'autore diventeranno forse un nuovo
ricordo.
E allora come fa, il nostro autore a cogliere nel
segno? Grazie alla magnifica arte dell'ambiguità: se non pretenderà
di essere troppo preciso e circostanziato, se troverà parole sufficientemente (e magnificamente)
ambigue e nebulose da evocare un ricordo simile, assonante nella vostra mente, la magia sarà
compiuta. La precisione quasi chirurgica con la quale i grandi scrittori trovano le parole, quelle adeguate, funzionanti in maniera diversa per ognuno dei suoi lettori, è frutto di una meravigliosa ambiguità e vive, letteralmente vampirizza i vostri ricordi: l'autore può solo fornire lo stimolo chiave, la coloritura emotiva è vostra.
Faccio
un esempio fresco fresco: sto leggendo La sindrome di Rasputin,
un delizioso romanzo breve di Ricardo Romero che mi riservo di recensire sul blog LN out of print. I protagonisti sono tre persone di età differenti (un giovane dj, un impiegato e un guardiano
notturno che, in una odierna e notturna Buenos Aires, sono costretti a improvvisarsi investigatori. I tre sono «amici» in quanto tutti affetti da Sindrome di Tourette, accomunati da tic, manie e reazioni difficili nei confronti della gente. Insomma, le loro esperienze e le mie sono diversissime.
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Van Goch, Notte stellata |
Mai
accaduto a me, giuro. Eppure ho provato un'assonanza profonda. Era
perfetta così e non ho nessuna intenzione di provare a spiegarmela.
Al massimo posso ricordare una notte, in campeggio, sdraiata su una
coperta a guardare il cielo, o un film visto da bambina con un tizio
che guardava il cielo da una zattera… o io che riposo sdraiata su un
masso piatto, in un bosco… Del resto non so. Non ricordo. Eppure
ri-conosco. Ri-suono. Romero ci ha messo molto – il tocco leggero, la
costruzione ottimale che ha condotto a quella catarsi, l'amore per
il cielo di notte, la solitudine definitiva e perfetta e chissà che
altro – ma anche io ho fatto la mia parte. È stata una buona
collaborazione.
Questo
vale per la narrazione in generale.
Ma
ci sono romanzi, racconti, film, quadri, basati proprio sul tema del
ricordo, del bisogno di ricordare, della necessità di dimenticare.
Il
primo racconto che mi viene in mente è Reincantamento [2], un bel racconto di Vittorio Catani,
che tratta proprio della qualità del ricordo e del bisogno di
dimenticare. Non ne racconterò la trama, perché è una costruzione
sapiente e ben dosata che svela piano piano vari livelli di realtà e
non intendo bruciarla in poche righe; merita davvero una lettura.
Il
secondo racconto si basa su un altro dei miei must, il potere
evocativo degli oggetti, il loro ruolo di testimoni muti delle nostre
vite, la loro capacità di farci immaginare le vite degli altri. …
Si intitola Il mondo delle cose e, insieme ad altri racconti decisamente
belli, fa parte dell'antologia omonima di Michael Zadoorian pubblicata
in Italia da Marcos y marcos. A raccontare la storia è un collezionista compulsivo di oggetti anni Sessanta che, alla morte della madre, si trova a dover sgomberare la casa di famiglia, piena proprio delle cose di cui è appassionato. Improvvisamente gli oggetti che ha sempre desiderato con la passione fredda del collezionista diventano testimoni della vita di famiglia, ognuno unico, ognuno insostituibile, oggetti troppo preziosi per disfarsene ma troppo intensi da tollerare.
La casa di un genitore è un campo minato di emozioni, nascoste nel solido terreno dei ricordi [… mi sento in colpa per tutto ciò che finisce tra le cose da buttare, ma anche per le cose che decidiamo di tenere.
La casa di un genitore è un campo minato di emozioni, nascoste nel solido terreno dei ricordi [… mi sento in colpa per tutto ciò che finisce tra le cose da buttare, ma anche per le cose che decidiamo di tenere.
Il
terzo, Morire dentro di Robert Silverberg, è un romanzo di
fantascienza apparentemente poco pertinente con il nostro tema, e che amo soprattutto perché esplora l'altra mia ossessione
narrativa, la comunicazione fra esseri umani. Ripubblicato qualche
anno fa da Fazi editore, è la storia, ricostruita a flashback, di un telepate,
sperso fra milioni di umani di una grande città americana degli anni Settanta. Quel talento ha
plasmato tutta la sua vita, rendendolo prima un ragazzino strano, poi
un adolescente disadattato che non riesce a instaurare relazioni profonde; da adulto è diventato un afasico
emotivo, ubriaco delle emozioni e dei pensieri altrui, incapace di amare una donna e di affidarsi a lei perché stordito dal riverbero delle sue emozioni. Emarginato e privo di amici, dovrà imparare a sopportare anche il tramonto del proprio dono avvelenato. Il tema del ricordo è
toccato in tutto il romanzo e costituisce il nocciolo del suo acme.
La
lista sarebbe lunghissima e vorrei citare titoli meno conosciuti e autori di genere (FS e noir sono i più promettenti), perché spesso riservano sorprese e punti di vista inconsueti. Tanto per dire mi ricordo I labirinti della memoria, primo di otto racconti di P.K. Dick, nell'antologia omonima, e Total Recall, (Ricordi in vendita) sempre di Dick, nei quali i temi del ricordo e della sua cancellazione sono collegati con lo strapotere economico e la perdita di identità (temi che Dick ha esplorato in maniera quasi ossessiva. Un tema molto simile torna anche in Filmini casalinghi di Mary Rosenblum, un racconto inserito nella antologia Controrealtà che recensirò quanto prima.
Basta. Ho ancora un buon numero di titoli, alcuni me li riservo per la prossima puntata, altri magari li aggiungerò più avanti. Se vorrete collaborare sarete i benvenuti.
Basta. Ho ancora un buon numero di titoli, alcuni me li riservo per la prossima puntata, altri magari li aggiungerò più avanti. Se vorrete collaborare sarete i benvenuti.
Per quanto riguarda i film, credo che il primo che abbia incontrato, diversi decenni fa, fosse Io ti salverò di Alfred Hitchcock, con Gergory Peck affascinante smemorato e Ingrid Bergman, bella psicanalista intenzionata a salvarlo dall'amnesia e da un'accusa di omicidio. Avevo meno di dieci anni e vidi il film in TV, come molti altri noir d'antan. I miei erano appassionati del genere e li rivedevano volentieri, spiegandomi parcamente i passaggi più complessi. Io ti salverò è famoso per l'episodio del sogno dell'amnesico, inquietante grazie alla collaborazione di Salvador Dalí. Immagino che ai giorni nostri una pellicola – che potremmo definire sorpassata e superficiale nella rappresentazione dell'inconscio indagato dalla psicoanalisi – così inquietante verrebbe classificata per «minori accompagnati» e i miei sarebbero tacciati di incoscienza. Io li ringrazio per avermi introdotto a un mondo virtuale così promettente e suggestivo.
Due film legati al tema del ricordo sono ispirati, più o meno fedelmente, ai due racconti di Dick che ho citato, rispettivamente:
Paycheck di Jon Woo
e Total recall di Paul Verhoeven
Paycheck di Jon Woo
e Total recall di Paul Verhoeven
Nel recente Inception di Christopher Nolan, realtà, ricordo, immaginazione, sogno e condivisione sono fittamente intrecciati. Nonostante alcuni difetti è di ampio respiro e di grande suggestione e pone tra l'altro il tema interessante dei pericoli (e della bellezza) di una comunicazione a due quasi esclusiva.
Fine. Per ora.
1. (cit. Jerry
Adler, le Scienze luglio 2012)
2. in Fata Morgana 8: FANTASMI, rimorsi, assenze, oblio - CS Libri. 2004.
Bibliografia e siti interessanti
Bibliografia e siti interessanti
un ricco dossier, con un grazie al dr. Giuseppe Giunta, psichiatra, che
l'ha reso disponibile
Questo primo post sulla memoria è dedicato a M. e M. prime cavie delle mie pensate, con un grazie per le belle chiacchierate a 360 gradi.
11 commenti:
Accidenti! Ho tanto da imparare da te, credimi.
Ho letto tutto con grande interesse! Davvero un bellissimo post dai testi alle immagini, dalle citazioni ai trailler tutti molto attinenti e degni di riflessione.
Il tema della memoria mi interessa particolarmente. Mi sono chiesta anch'io più volte se vorrei cancellare dei brutti ricordi (se fosse possibile) e mi sono sempre risposta di no. Non si tratta di masochismo, ma ogni ricordo (anche se brutto) ci rende ciò che siamo oggi.
Non sapevo che si potesse cancellare anche solo l'emozione collegata al ricordo, ma credo che anche questa sia una possibilità da escludere a livello etico, perché le emozioni sono la cosa che ci rende vivi ed è meglio sopportare una sofferenza piuttosto che poterla descrivere con freddezza come se l'avessimo vista solo negli occhi di un'altra persona. Insomma, per dirla alla Matrix, io sono in favore della pillola rossa! Sapere la verità e scavare nel prorio passato per trovare le cause dei problemi. Rimuoverli in realtà non credo risolva le loro conseguenze.
Ci sarebbero tante cose da dire ancora, ma taccio perché dopo il tuo discorso non sento di poter essere all'altezza.
Bravissima! Non vedo l'ora di leggere la seconda parte!
Grazie Nick e grazie Romina, siete troppo gentili! Il tema della memoria è davvero infinito, mano a mano che leggo Le scienze.it, per esempio (sito che - a chi ama la FS o semplicemente vuole tenersi al corrente - offre un sacco di spunti), trovo articoli che suggeriscono nuove possibilità di intervento e manipolazione sui ricordi. Roba inquietante. Ma sono d'accordo con Romina: i ricordi sono la nostra vita e il nostro io, cancellarli è come mutilare noi stessi. Anche se non so come mi comporterei se fossi al posto di certi veterani di guerra.
A proposito di ricordi di veterani di guerra e problemi di memoria, proprio ieri ho visto il film "Beautiful Dreamer" e ho pensato di segnalartelo. Non aspettarti però cose troppo scientifiche.
Grazie per la segnalazione, Romina! Me l'ero perso,in effetti: a volte mi faccio un'idea sbagliata sui film in base al titolo (pessima idea, poi, visto che a volte li cambiano nella versione italiana). In questo caso mi ero fermata al titolo in inglese, perdendomi la parola "memoria". Cercherò di recuperarlo.
Questo è uno dei rari casi in cui il titolo italiano è più sensato di quello inglese, in effetti.
Oggi metto il tuo blog nel blogroll così non mi perdo più i tuoi post. Non posso aspettare sempre di leggere l'avviso su "Fronte e Retro"!
Lusingata! Io farò altrettanto.
Grazie (ho visto il link al mio blog). Io sono veramente contenta di aver inserito il tuo blog nel mio blogroll perché così oggi non mi sono persa il secondo post sulla memoria, che ho già letto e commentato. Il tuo blog mi piace proprio!
ho scoperto oggi il tuo blog e questo post mi è piaciuto moltissimo, davvero interessante.
Visto che mi sembri piuttosto ferrata in materia di memoria, mi sai dire (o conosci qualche fonte, web o cartacea, che posso consultare) se ciò che si è appreso nel corso del tempo potrebbe essere perso per sempre e non poter più essere recuperato dalla nostra memoria?
Ti faccio un esempio: io sono appassionata di lettura fin da bambina. Fino a che studiavo (quindi fino alla laurea), non ho mai avuto problemi a ricordare quanto studiato e le mie letture in generale.
Successivamente, poco alla volta (è stato un processo lentissimo), mi sono resa conto che quello che leggo o anche i film che guardo, non riesco a ricordarli. Ma non a distanza di anni, anche nel giro di poche ore.
Non so (ed è anche questo che vorrei approfondire) se è un problema di memoria che non funziona più oppure se di distrazione. Mi accorgo che già mentre leggo la mia mente inizia a vagare perché magari una frase mi ha evocato qualcosa (idem durante un film) ma i miei occhi continuano con la lettura e ovviamente quanto torno anche con la testa sulla pagina non ricordo nulla delle righe precedenti perché mi ero "assentata".
Inoltre mi rendo conto che di tutto quello che ho studiato e di tutti i libri che ho letto in passato non ricordo quasi nulla. Questo mi addolora (ti assicuro che il termine non è esagerato) e inoltre man mano mi ha fatto perdere il piacere della lettura, senza contare il fatto che mi sento terribilmente ignorante e quindi preferisco non partecipare mai alle conversazioni perché ho magari dei flash su qualcosa che ho letto ma non sono in grado di citare la fonte né di argomentare.
Mi piacerebbe sapere perché mi succede tutto questo, se posso recuperare tutto il patrimonio culturale che avevo e se ci sono tecniche per migliorare la situazione. Ho trovato alcune memotecniche ma funzionano più che altro per ricordare liste o numeri di telefono...
scusa se mi sono dilungata
grazie
Raffaella
Cara Raffaella, ho appena letto il tuo commento. Innanzitutto ti ringrazio, perché sollevi un problema estremamente importante per tutti i lettori e le persone che studiano e si informano, me compresa. Francamente, voglio pensarci su bene prima di scrivere una risposta per non rischiare di essere banale e superficiale. Ti risponderò fra qualche giorno, o sul blog o, se preferisci, sulla tua posta. Per adesso grazie e a presto.
@ Raffaella. Bella domanda, davvero. Dimenticare, o almeno non riuscire a recuperare il ricordo di una certa informazione (personale, letta, ascoltata, vista al cinema), è un'esperienza comunissima, come posso testimoniare di persona e per sentito dire da parenti e amici. Da quanto ho letto per scrivere il post, in realtà nessun ricordo va mai completamente perduto, ne restano tracce nella mente, "appese" a qualche chiodo. Il problema quindi è "dove si trova il chiodo?"
Però - sempre da quanto ho letto e poi inserito nel post - prima di appendere il ricordo al chiodo, occorre superare una serie di livelli: memoria immediata, salvataggio dall'estinzione, memoria a breve termine, associazione con un ricordo già presente, passaggio alla memoria di lavoro e poi a quella a lungo termine. Insomma, per farla breve, il nuovo ricordo si fissa bene solo se ci sono già altri ricordi in qualche modo correlati, simili. Inoltre, il ricordo passa nella memoria a lungo termine grazie alla sintesi di alcune proteine e – grazie alle proteine - costruendo una sorta di “impronta” (engramma) che è la somma delle modificazioni delle sinapsi (cioè dei punti di contatto) fra i neuroni. Occorre poi perché il ricordo non sbiadisca, che venga spesso “rivisitato”; questa è un'altra faccenda complicata: l'impronta viene riattivata quando si presenta un ricordo in qualche modo simile, (per luci, odori, parole, stati d'animo ecc.). In poche parole più il ricordo è stato coinvolgente, importante, legato alle percezioni di più organi di senso, più ha occasioni di essere rivisitato e sempre più fissato. Quando non riusciamo più a ricordare quanto abbiamo visto al cinema o letto o studiato, quindi, dovremmo chiederci se e quanto quel contenuto ci abbia “colpito”, probabilmente meno lo ricordiamo e meno è stato interessante per noi. Poi c'è la “rivisitazione” dovuta al lavoro: io per esempio ricordo benissimo un gran numero di procedure matematiche perché o le insegno ai miei alunni delle medie o mi è capitato di riprenderle in mano con mia figlia quando frequentava il liceo. Quindi ricordo il contenuto, ma non ricordo assolutamente più l'esatto contento nel quale mi sono state insegnate a scuola: chi mai mi ha parlato per la prima volta di numeri periodici? In quale giorno, che tempo faceva, come mi sentivo allora? Boh.
In conclusione, penso sia impossibile ricordare bene tutto il nostro “patrimonio culturale”, come ben scrivi tu. A pensarci è davvero triste, ci si senti defraudati delle tante ore dedicate ad accrescerlo. Io però mi consolo pensando che: 1) orse un bel po' delle tante cose che ho dimenticato non erano così significative per me, tanto è vero che non le ho rivisitate spesso (altrimenti le ricorderei); 2) che molto probabilmente una parte della mia mente le ricorda ancora, anche se non riesco più a trovare il famoso chiodo. Anche quei ricordi riemergono, probabilmente, in sogni (che poi non ricordiamo, costituiscono un substrato che ci ha mano a mano cambiato e che ci ha resi come siamo.
Ciao, torna a trovarmi e grazie per il tuo intervento, mi ha fatto pensare.
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